Ricardo Kishna

di Alec Cordolcini

Senza Johan Cruijff non ci sarebbe stato nessun Ricardo Kishna (Den Haag, 1995). Questione di regole, filosofia e struttura organizzativa, tutti ambiti usciti profondamente ristrutturati al termine del durissimo scontro avvenuto in seno al board ajacide nel settembre 2010, che proprio per dimensioni e ferocia ha preso il nome di The Ajax Wars (anche se gli olandesi preferiscono il più morbido Fluwelen Revolutie – Rivoluzione di Velluto).

Ma questo ragazzo di padre surinamese e madre olandese cosa c’entra?

Parecchio, secondo il suo vecchio mentore Bryan Roy, meteora foggiana degli anni 90, che Kishna non si è limitato a scoprirlo, a 15 anni mentre giochicchiava pure un po’ annoiato – visto il divario abissale con i pari età – nelle giovanili dell’Ado Den Haag. No, Roy è stato la stampella del ragazzo, finito due volte in infermeria per un brutto infortunio al ginocchio a cavallo tra i 16 e i 18 anni – età in cui, a detta di papà Dennie, assieme al ginocchio è andato in frantumi anche un trasferimento nell’Academy del Liverpool.

Prima della Rivoluzione di Cruijff, con tutta probabilità la carriera pro di Kishna sarebbe finita ancora prima di cominciare, visto che la lunga riabilitazione lo avrebbe relegato ai margini della selezione A2 (ovvero under-18) dell’Ajax e nessuno lo avrebbe aspettato.

I dettami della filosofia-Cruijff prevedono però, tra le altre cose, un mini-staff di tre persone (un preparatore atletico, un tattico e uno dedicato allo sviluppo tecnico) a disposizione di ogni singolo giocatore dai 17 anni in su, con allenamenti personalizzati per ciascun talento. Roy, assieme a Ruben Jongkind e all’ex atleta di salto con l’asta Christian Tamminga, fondamentale nel correggere a Kishna un difetto di postura, ha ricostruito il ragazzo, fisicamente e mentalmente. Al resto ci ha pensato la classe cristallina del ragazzo, visibile sin dalla tenera età quando giocava per le strade del quartiere Bezuidenhout di Den Haag assieme al vicino di casa Nathan Akè (Den Haag, 1995), prospetto di notevole avvenire che dal 2011 è sotto contratto con il Chelsea.

Ala tecnica e creativa, Ricardo Kishna.

Ricorda molto il giovane Robin van Persie, quando iniziava ad affacciarsi in prima squadra al Feyenoord, alternando gemme di squisita fattura (la cinquina all’Agovv Apeldoorn in coppa d’Olanda, e mai più in carriera RvP avrebbe segnato cinque reti in un solo match) a bizze da giovane ribelle che non vale nemmeno più la pena di raccontare, tanto sono sempre le stesse in qualsiasi contesto e ad ogni latitudine. Anche Kishna appartiene al gruppo.

Dicono che il carattere forte, ai limiti dell’arroganza, lo abbia forgiato nei mesi bui degli infortuni, tra palestre e corse nei boschi in perfetta solitudine.

Sarà anche vero, ma ciò non ha impedito lo scorso marzo a Frank de Boer di escluderlo dalla trasferta ad Heerenveen al termine di un colloquio nel quale, a detta del tecnico ajacide, Kishna avrebbe pronunciato parole profondamente irrispettose.

E la storia di Ricardo con l’Ajax si è di fatto conclusa lì, per mano dell’uomo che la stagione precedente lo aveva portato in prima squadra ignorando tutti i punti interrogativi sollevati dai collaboratori.

“Sei mesi fa giocava ancora nell’under-18”, dicevano. “Con lo Jong Ajax in Eertse Divisie (la B olandese, nda) ha fatto fatica”, aggiungevano. De Boer ha fatto di testa sua, e al debutto in Eredivisie (23 febbraio 2014, Ajax-Az Alkmaar 4-0, ingresso al minuto 61 in sostituzione di Bojan Krkic (Linyola,1990), Kishna l’ha messa subito. Debutto con gol in casa Ajax, un’arma spesso a doppio taglio, perché se da un lato il club annovera nomi quali Cruijff, Van Basten, Kluivert, Ronald de Boer e Suarez, dall’altro ci sono Rosenberg, El Hamdaoui, Sulejmani e Hoesen.

Ricardo Kishna

Ricardo Kishna

La stagione 14/15 inizia con un’autostrada davanti a Kishna: la degenza di Viktor Fisher prevede ancora tempi lunghi, e quindi la fascia sinistra è libera. Pochi mesi prima Daryl Janmaat (Leidschendam, 1989), al termine di un Klassieker dominato dal Feyenoord ma vinto dall’Ajax (l’assist del momentaneo pari era partito proprio dal piede di Kishna), aveva accusato il talento ajacide di atteggiarsi a Cristiano Ronaldo senza ovviamente esserlo, ottenendo come risposta una fragorosa risata. Ma pur se pronunciate in un momento di frustrazione, le parole dell’attuale terzino del Newcastle nascondevano un fondo di verità, che il primo campionato di Kishna da titolare (o quasi) ha provveduto a confermare.

Giocatore talentuoso, e questo già lo si sapeva, ma talvolta fine a sé stesso, autore di giochini da spot Nike di scarsa praticità, poco in sintonia con la squadra e ancora lontano da un’accettabile costanza di rendimento.

L’annata dell’Ajax ha virato verso il grigio e Kishna (6 reti e 11 assist complessivi nel 14/15) si è adeguato. L’esplosione di Anwar El Ghazi (Barendrecht, 1995) ha completato l’opera, incrinando i rapporti tra il diretto interessato, il suo procuratore Mino Raiola e Frank de Boer fino alla citata rottura dello scorso marzo. A differenza di Memphis Depay (Moordrecht, 1994), Georginio Wijnaldum (Rotterdam, 1990) e Jordy Clasie (Haarlem, 1991), i tre grandi movimenti estivi di mercato in uscita dalla Eredivisie, Kishna lascia l’Olanda da incompiuto. Ma lo fece anche il 21enne Van Persie quando firmò per l’Arsenal. L’augurio al neo-laziale pertanto è quello di trovare sulla propria strada il suo Wenger.