Il Rijeka campione di Croazia e la costruzione di un miracolo

Se domani la morte mi busserà alla porta, morirò come una persona felice perché ho visto il Rijeka vincere lo scudetto.

A Rijeka, il 21 maggio scorso, dopo la vittoria per 4-0 contro il Cibalia, molti tifosi hanno ripetuto questa frase. A metà tra un coro da stadio e uno scioglilingua, queste parole rappresentano un mantra che rende bene l’idea di cosa significhi aspettare qualcosa che sembra non arrivare mai. Ma lo stallo, all’improvviso, è saltato. La squadra ha vinto il suo primo campionato in 71 anni di storia ed è riuscita a interrompere la mostruosa striscia di undici trionfi consecutivi della Dinamo Zagabria. Per la prima volta dal 1992, anno in cui è nata la Prva HNL, il trofeo non è stato vinto da una squadra di Zagabria o Spalato. E il 31 maggio il Rijeka ha fatto uno storico double vincendo la Coppa di Croazia per 3-1 proprio sulla squadra zagabrese.

Ora, sulla mappa delle grandi del calcio croato, c’è anche Fiume.

La città piccola, affascinante e controversa, che avevamo già avuto modo di raccontare su MondoFutbol, ha visto le sue strade riempirsi di gente, sia dopo la vittoria sul Cibalia sia in seguito alla sconfitta di domenica 28 a Zagabria, che ha visto capitan Mate Maleš alzare al cielo il trofeo. Lo ha fatto proprio allo stadio Maksimir, di fronte ai rivali inseguiti nelle ultime stagioni, la Dinamo che, finora, aveva lasciato solo briciole al Rijeka: tre secondi posti, una Coppa di Croazia e una Supercoppa tra il 2013 e il 2016, niente di più.

La vittoria del campionato certifica la bontà del lavoro svolto dalla società fiumana, capace di intraprendere un percorso ben strutturato che ha richiesto del tempo prima di dare risultati. E per addentrarci meglio nell’universo Rijeka e scoprire i segreti di questo successo e le prospettive per l’immediato futuro, abbiamo parlato con Mateo Sučić, giornalista croato e amico di MondoFutbol. Sučić, che nelle ultime due stagioni ha seguito la squadra fiumana per Sportske Novosti, il quotidiano sportivo più letto in Croazia, è stato anche l’addetto stampa del Rijeka fino al settembre 2015.

Che atmosfera si respira in città?

“Per me è difficile trovare le parole per descrivere tutte le emozioni vissute domenica sera (21 maggio, ndr), sia allo stadio che più tardi in città. Qualcuno piangeva dalla gioia, qualcuno ancora non riusciva a credere che una cosa del genere fosse capitata per davvero, altri si abbracciavano, baciavano… Per una sera tutti quanti siamo diventati dei bambini che, per la prima volta, ricevono quel giocattolo visto sempre e solo in televisione.”

Quali sono gli ingredienti del successo del Rijeka?

“Per prima cosa direi il presidente, Damir Mišković, che anche nei momenti difficili ha creduto nella squadra, ma ancora di più nell’allenatore, Matjaž Kek. Dal punto di vista caratteriale, Kek è complicato, ma penso di non sbagliare se dico che è il miglior allenatore nella storia del Rijeka. Mišković ha sempre creduto in lui, gli ha dato ragione anche quando sembrava non avesse senso farlo. Poi c’è la squadra, un gruppo che ha affrontato insieme tutte le difficoltà. A Rijeka spesso si dice che mancano giocatori cresciuti nel vivaio della squadra, ma il modo in cui hanno rispettato la maglia giocatori come Ristovski (ex Parma), Vešović (ex Torino), Andrijašević (ex Dinamo Zagabria), Elez (ex Lazio) o Župarić (ex Pescara), ha fatto sì che nascesse qualcosa di speciale nel gruppo. Dalla prima partita di campionato, tutti hanno seguito le idee di Kek, che ha dimostrato di saper gestire bene un gruppo e far giocare un buon calcio alla propria squadra.”

Nelle ultime stagioni Kramarić, Močinić e Mitrović, probabilmente i tre giocatori più talentuosi recentemente transitati da Rijeka, sono stati ceduti e, nonostante questo, è arrivato il titolo.

“Pochi giorni fa ho scritto un articolo a proposito di quest’argomento dicendo che il duo composto da Srećko Juričić e Ivan Mance, che svolgono le funzioni di DS, sono per il Rijeka quello che è stato Monchi per il Siviglia. Anche dopo le cessioni di pezzi grossi, riescono a trovare giocatori che hanno il carattere giusto e la voglia di migliorare. E questo, unito agli allenamenti di Kek, fa di loro nuovi pezzi pregiati per il mercato.”

Con le cessioni di Rog e Pjaca, l’estate scorsa la Dinamo Zagabria si era oggettivamente indebolita rispetto alla stagione 2015/16. Credi che il tanto discusso Mamić (presidente della Dinamo, ndr) abbia eccessivamente sottovalutato il Rijeka o sopravvalutato la sua squadra?

“Si tratta di un argomento del quale si discute anche in Croazia. Per me, la Dinamo non ha sottovalutato il Rijeka. Ha concluso il campionato con 86 punti, uno in più dell’anno scorso, quando giocava con Pjaca e Rog. Il Rijeka ha fatto un grande campionato, e a differenza degli anni scorsi non ha perso punti con le squadre piccole. Un discorso importante riguarda gli arbitri (in Croazia, da tempo Mamić è accusato di ricevere un trattamento di favore dalla classe arbitrale, ndr). A febbraio, la Dinamo stava pareggiando con il Cibalia, quando, all’87′, l’arbitro si è inventato un rigore per loro. Poche settimane dopo, non è stato espulso un loro giocatore per un evidente calcio a un avversario. Anche i media storicamente favorevoli alla Dinamo hanno fatto pressione sugli arbitri e da allora molte cose sono cambiate. La Dinamo non ha più avuto aiuti, il Rijeka non è più stato sfavorito. E questo ha sicuramente inciso nella corsa scudetto.”

A scudetto raggiunto e con i preliminari di Champions da disputare, quali saranno le ambizioni del Rijeka?

“Le ambizioni sotto Damir Mišković sono sempre uguali: essere competitivi per lo scudetto, andare avanti in Europa quanto più possibile e alzare il valore dei giocatori, perché in Croazia i club non possono vivere grazie ai ricavi derivanti da sponsor, diritti TV e biglietti… Il sogno sarebbe entrare a far parte dell’élite europea, vedere magari le più grandi squadre giocare a Rijeka.”

Quali credi siano i talenti più interessanti visti a Rijeka in questa stagione?

“Per quanto riguarda i giocatori, per me il gioiello da tenere d’occhio è Josip Mišić. Centrocampista classe ’94 che ha già avuto una parentesi allo Spezia, dove non ha giocato molto, ma dall’Italia è tornato maturo. Per me è un giocatore simile a Badelj. Parlando di altri, ed escludendo Gavranović (che era già allo Schalke) o Gorgon (ha 28 anni e si è già sentito parlare di lui), gli altri da tenere d’occhio sono Bradarić (si parla di un sondaggio del Bologna), centrocampista classe ’92 e nazionale croato, Andrijašević (classe ’91) miglior giocatore del campionato, ma anche Ristovski e Vešović, una coppia formidabile sulla fascia destra. Secondo me almeno tre di loro finiranno quest’estate in un campionato molto più blasonato di quello croato.”

Giocatori interessanti, cresciuti costantemente nel corso della stagione anche grazie al lavoro di Ugo Maranza, preparatore atletico della squadra dal 2012. Maranza, bresciano di origine, ha lavorato a lungo in Italia, tra Serie C1 e C2, prima di iniziare con Gigi Delneri l’incredibile cavalcata del Chievo dei miracoli. Oggi, una dozzina di anni dopo la favola clivense, il preparatore italiano è stato tra i protagonisti di un’altra impresa, che ha raccontato così a MondoFutbol:

So che sembra banale dirlo, ma l’unico segreto di questo successo è stata la forza del gruppo – spiega. Il clima nello spogliatoio è stato fantastico per tutta la stagione: i ragazzi sono sempre stati uniti, si sono frequentati fuori dal campo anche con le proprie famiglie. Un talento da seguire? Josip Elez, senza dubbio. Si tratta di un centrale con grande fisicità, è intelligente e bravo tecnicamente. Mi ero sbilanciato anche su Mitrović (ceduto al Beşiktaş per 4 mln a gennaio, ndr) e non mi sono sbagliato.

Circa il futuro del campionato croato, Maranza si dice speranzoso:

Sinceramente, non so dire se la nostra vittoria possa essere un punto di svolta per il calcio croato. Posso solo dire che me lo auguro. Se d’ora in poi il campionato dovesse tornare a essere combattuto, tutti ci guadagnerebbero, anche la Dinamo Zagabria. La Prva HNL diventerebbe una competizione più allenante per le squadre che giocano le competizioni europee.

Foto copertina e articolo ©NK Rijeka/Facebook
Foto Matjaž Kek ©Robert Balen/Večer