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Salvador Cabañas e un Centenario agrodolce

In occasione del centenario del Club de Fútbol América, festeggiato lo scorso ottobre, è salito nuovamente alla ribalta Salvador Cabañas Ortega.

L’América significa tutto per me: ho avuto modo di far parte del più grande club messicano. Sarò sempre riconoscente nei confronti della dirigenza e dei tifosi: ho tanti ricordi, soprattutto positivi. Non ho sprecato l’opportunità che mi è stata concessa: quando è arrivato il mio turno, ho dato sempre il massimo”

ha dichiarato l’ex attaccante paraguaiano, fra le altre cose.

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Cabañas militava negli Azulcremas, quando il 25 gennaio 2010 fu minacciato nei bagni di un famoso locale notturno di Città del Messico; di fronte a lui c’era José Jorge Balderas Garza, un narcotrafficante del cartello di Beltrán Leyva. Ferito alla testa da un proiettile di pistola al culmine di una lite per motivi mai davvero chiariti, il “Mariscal” fu operato d’urgenza dal neurochirurgo Ernesto Martinez Duhart (che decise di non rimuovere la pallottola conficcata nella parte posteriore del suo cranio, a scopo precauzionale).

Già capocannoniere del campionato cileno e per due volte del campionato messicano e della Coppa Libertadores, nonché nel mirino del Sunderland, Cabañas fu costretto a ritirarsi dall’attività professionistica ad alti livelli – particolarmente dolorosa la rinuncia agli imminenti Mondiali sudafricani, dopo aver segnato sei gol nelle qualificazioni e girato uno spot televisivo cui deve il suo soprannome più noto.

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Nei mesi seguenti il Club América rescisse il contratto con Cabañas, in scadenza nel 2012, poiché l’incidente era avvenuto in ambito extrasportivo.

Più tardi la moglie del calciatore accusò pubblicamente la società della capitale di aver abbandonato il marito, non mantenendo le promesse iniziali circa il suo costoso percorso riabilitativo.

Nell’agosto del 2011 il Club América organizzò un’amichevole celebrativa contro il Paraguay allo stadio “Azteca”, nella quale Cabañas scese in campo per pochi minuti per tempo con entrambe le maglie.

Gli anni successivi all’aggressione sono stati molto duri per il calciatore, in ogni caso, fra il licenziamento dell’agente José María González, brevi e velleitarie parentesi agonistiche con la squadra d’origine (il Club 12 de Octubre di Itauguá) e il Tanabi (in Brasile), il divorzio dalla stessa María Lorgia Alonso Mena e ingenti difficoltà economiche. Cabañas è tornato così a vivere con i propri genitori, aiutando con le consegne del panificio di famiglia.

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Oggi Cabañas afferma di trovare conforto nella fede religiosa e nell’affetto degli ammiratori, sostiene di aver perdonato Balderas Garza e sogna un futuro da allenatore della nazionale paraguaiana.

Fonti: Azteca Trece, BBC, ESPN, Fox Sports, FutbolSapiens, Gazzetta dello Sport, Generaccion.com, Hechos Pelota Producciones, MedioTiempo, Nación ESPN, The Original Winger, Récord, Soccermania, Sport Mediaset, Wikipedia