Serbia U20, le piccole Aquile Bianche alle prese con il gran volo

[…] quanto più paradossale e straordinario è l’enigma, tanto più pare ammonirci a non affidarci alla nuda parola, ma ad affaticarci intorno alla verità riposta […]

Una frase che non fosse stata proferita nel IV secolo dall’imperatore Flavio Claudio Giuliano, detto l’Apostata, starebbe bene in gola a Veljko Paunović, ct dell’U20 serba che fra meno di ventiquattro ore si appresta a sfidare il Brasile nella finale del Mondiale di categoria, con il preciso intento di sciogliere il proprio enigma. Paradossale e straordinario: aggiungere l’ultimo centimetro sotto i piedi per toccare il tetto del mondo. Quasi una maledizione per una delle tante terre bagnate dal Danubio. Non a caso, restando nel campo di miti e mitologie, l’ultimo serbo che c’è riuscito ha dovuto scomodare perfino l’Olimpo del calcio slavo, chiedendo un aiuto ai divini Šuker, Mijatović, Prosinečki e Boban. La generazione attuale, pur avendo geni da comuni mortali, possiede la tempra di chi si è guadagnato ogni scalino dell’ascesa, abbandonando progressivamente la paura del vuoto e sconfiggendo i demoni peggiori, come quelli nascosti dietro i calci di rigore, coloro i quali avevano spaventato questo stesso gruppo all’alba dell’ultimo atto dell’Europeo U19 2014.

Allora come oggi davanti a tutti c’è Sergej Milinković-Savić, il Sisifo che spinge l’enorme masso (di responsabilità) dalla base alla cima del monte, sperando di estinguere la punizione inferta dall’alto con il deciso e definitivo scollinamento. Non prima di essersi goduto la vista col compare Nemanja Maksimović, un altro capace di giocare d’astuzia e colpire di soppiatto, in anticipo, battendo sul tempo gli avversari tanto quanto Ivan Šaponjić, il più piccolo della truppa e il primo jolly da pescare in panchina. Affaticarsi intorno alla verità, si diceva poc’anzi. Compatti, concentrati, pronti a rispondere con i fatti, col tipico atteggiamento di chi dispone di un innato senso della leadership e il giusto distacco dagli eccessi di sicurezza. Penso a Saša Zdjelar, la livella del centrocampo. Se gli interni a turno si alzano nella posizione del trequartista e le ali si concedono qualche licenza tattica è grazie al mediano dell’OFK Belgrado e al suo occhio chirurgico. Penso a Srđan Babić, difensore del ’96 equilibrato e solido mentalmente, o agli elettrici e infaticabili terzini, Milan Gajić e Nemanja Antonov, entrambi ospiti di uno stadio chiamato Omladinski, ovvero dei giovani. Anche questo un segno da non sottovalutare. Perché, magari non siamo sotto le stelle più fulgide del firmamento ma nell’auriga del cocchio di Paunović ci sono tante piccole uova pronte a schiudersi e a donare al cielo le prossime Aquile Bianche.

Foto di copertina ©blogtopeleven.com
Foto Sergej Milinković-Savić ©fudbal.hotsport.rs