Sheffield Wednesday: la Championship e una luce in fondo al tunnel

Gli alberi verdi del Peak District, un blocco di acciaio a ricordarne il passato industriale, una pinta di birra o una nuvola carica di pioggia. Queste, anche con un po’ (ma poca) di ironia, potrebbero essere le immagini che meglio si prestano a simboli di Sheffield. Il problema è fittizio, perché in città di calamite se ne vedono e vendono poche, ma porta a un’altra questione.

Ma nel Paese e nella città che ha dato storicamente i natali al football, dov’è il pallone?

In realtà, sfogliando le pagine di libri sull’origine del Gioco, il nome della “Steel City” compare ripetutamente. Il primo club al mondo, lo Sheffield Football Club (1857), e il derby più antico (1860), seguito poi a ruota dalla nascita di Sheffield Wednesday (1867) e Sheffield United (1889). Tra la seconda metà dell’800 e i primi decenni del nuovo secolo, il nome di Sheffield era decisamente impresso su un’ideale mappa del neonato sport.
L’inchiostro di quel marchio, però, sbiadì definitivamente dopo il 1935. Fino a quell’anno, Wednesday e United si erano spartiti cinque titoli di Division One e sette FA Cup, in una sorta di promessa poi mai mantenuta.
Nei decenni successivi, fatti in gran parte di anonimato, è stato lo Wednesday ad andare più vicino a riannodare quel filo con la tradizione, con cadenza circa trentennale. I tifosi degli Owls ricordano i picchi degli anni Sessanta, con un secondo posto in Division One e i quarti di Coppa delle Fiere, e una seconda golden era negli anni Novanta impreziosita da un podio, tre settimi posti nell’appena nata Premier League, e una League Cup strappata a Wembley al Manchester United, oltre a qualche altra presenza in Europa.
Oggi lo stadio di Hillsborough, tristemente, rimanda prima alla tragedia del 1989 che allo Sheffield Wednesday. Lì, però, nel novembre 1998, gli Owls schiantavano per 3-1 lo United di Sir Alex Ferguson, David Beckham e Paul Scholes davanti a quasi 40,000 persone.

Sarebbe stata una delle ultime gioie per i tifosi dello Wednesday, che dal 2000, anno della retrocessione, entrano in un lungo tunnel.

In un suo scritto pubblicato su The Blizzard, Richard Lapper, tifoso degli Owls, prova a spiegarsi così i vari alti e bassi vissuti nella storia della sua squadra: “In altre parole, un po’ vinci e un po’ perdi; poi se aspetti abbastanza a lungo il successo tornerà”. Per Dominick Howson, reporter dello Sheffield Star contattato da MondoFutbol, la spiegazione è più semplice: “Il fatto è che il club non aveva i mezzi economici per competere ai piani alti della Championship, cambiando spesso allenatore e venendo poi risucchiato in guai finanziari”. Ma per un tifoso, quell’attesa tra un picco e l’altro, è fatta di speranza, sofferenza e tentativi logoranti di capire quale sia il vero problema. Le stesse incertezze che hanno attanagliato gli Sheffielders per circa 15 anni, in cui lo Wednesday ha assaggiato la terza divisione e rischiato il fallimento, salvato nel 2010 da Milan Mandarić, la cui gestione non ha però portato grandi progressi sul piano sportivo, se non il ritorno in Championship.
Offuscati da tante delusioni, in molti hanno considerato l’acquisto del club di Dejphon Chansiri nel 2015 come l’ennesimo episodio dell’ondata di tycoon stranieri che aveva coinvolto il calcio inglese. Eppure, il magnate tailandese che ha fatto fortuna con la vendita di pesce in scatola si è presentato con le parole giuste per curare, almeno parzialmente, il dolore di quella piazza: “Vi assicuro che lavorerò duramente per raggiungere quel successo che, da quanto ho percepito vivendo poco tempo in questa città, tutti i tifosi desiderano così ardentemente”.

Frasi che sorprendono per empatia, da parte di uno che in molti credevano come tutti gli altri. E a queste parole, Chansiri fa seguire i fatti.

Persino FourFourTwo ai tempi ha gettato ombre sull’arrivo del nuovo chairman, mettendo in discussione la sua decisione di assumere Carlos Carvalhal, “un tecnico che non ha dimostrato nulla“. Ma gli investimenti nelle strutture d’allenamento e sul mercato, con gli arrivi già nel suo primo anno di gestione di gente come Fernando Forestieri, Barry Bannan e Gary Hooper, ancora oggi punti fermi della squadra, sono bastati a far ricredere l’opinione pubblica.

Per conquistare i tifosi, invece, a Chansiri è bastato smentire quel cliché del magnate ricco ma poco interessato alle sorti del club, come conferma ancora Dominick Howson: “Chansiri è un proprietario molto partecipativo. Al contrario di alcuni suoi colleghi stranieri, va a vedere più partite possibile.

Ama profondamente il club ed è pronto a fare di tutto per riportarlo nel calcio che conta.

Passione e dedizione che si sono dimostrate terreno fertile anche per Carlos Carvalhal, passato in due stagioni da allenatore sconosciuto a uno dei più apprezzati dai tifosi dello Wednesday, almeno nel recente passato. “Conosco gente con molti soldi ma senza principi” – ha detto il tecnico portoghese al Sheffield Live TV di Alan Biggs – “il mio presidente è una persona ricca ma con principi, e questo rende facile lavorare con lui“.
Un rapporto solido che, unito al grande lavoro (e in tranquillità) di Carvalhal, ha portato “un calcio tra i migliori proposti dallo Sheffield Wednesday dagli anni Novanta“, per dirla con le parole di Richard Lapper. E il sogno Premier League? Under construction, direbbero in South Yorkshire, con una speranza e un entusiasmo nuovi, e sopravvissuti alla delusione di due eliminazioni consecutive ai playoff nelle ultime stagioni: la prima addirittura in finale, contro l’Hull City, in uno Wembley praticamente vestito di biancoblù. L’altra in semifinale, ai rigori, contro il sorprendente Huddersfield di David Wagner.

Due sconfitte brucianti, ma allo stesso tempo impensabili per chi non arrivava così vicino alla massima serie da anni. Soprattutto scottature che, per il modo di reagire, hanno sancito il definitivo cambio di pagina per gli Owls. All’indomani del k.o. della scorsa stagione, infatti, è comparso sul sito ufficiale dello Wednesday un comunicato di Chansiri a ringraziare e rincuorare tutti i tifosi che si chiudeva così:

Il mio messaggio a tutti voi è lo stesso. Insieme, torneremo in Premier League, perché il calcio ormai mi scorre nelle vene e lo Sheffield Wednesday è nel mio cuore.

A queste parole, è seguito l’immediato rinnovo a Carlos Carvalhal, che in tanti davano sulla graticola in caso di mancata promozione, a dimostrazione di un proprietario che sceglie lucidamente e si distacca da quella “hire them-fire them philosophy” tipica della Championship.
Oggi Carvalhal è uno dei manager più “longevi” e stimati del campionato, e c’è da credere che i tifosi degli Owls vivranno la stagione 2017/18, la 150esima della storia del club, sulla punta del divano, o dei seggiolini di Hillsborough, perché questo, più di tanti altri, ha le premesse per essere l’anno buono, specie dopo il migliore inizio nell’era dell’allenatore portoghese. “Lo Wednesday è una delle squadre favorite. Qualunque risultato inferiore al sesto posto (l’ultimo buono per i playoff, ndr), sarebbe per molti un fallimento“, conferma Howson. Un anno, quello in corso, reso ancora più speciale dal ritorno in Championship dello Sheffield United, e quindi del celebre Steel City derby.

Setacciando la rete, si trova un video di Chansiri che applaude alcuni tifosi mentre gli dedicano un coro: “Arriveremo fino alla Premier League, è lì che vogliamo stare; che si giochi in città o in trasferta,

andremo a ubriacarci con Chansiri.

La pinta di birra, dunque, è assodata. Ma dopo tanti anni, è ora che sia anche un pallone a rappresentare Sheffield.

Foto di copertina ©LaPresse
Foto vittoria Wednesday in League Cup ©FourFourTwo
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