Sognando Baker: il trascinatore del Vitesse è pronto per il Chelsea

Bend it like Baker – Sognando Baker.

Gioca con il titolo di una frizzante commedia anglo-indiana, la cui protagonista sognava di emulare le gesta di David Beckham, un articolo che il settimanale Voetbal International ha dedicato a Lewis Baker, il giocatore classe ’95 che con Davy Klaassen si contende la palma di miglior centrocampista della Eredivisie. Per quantità ma soprattutto per qualità, in termini di assist, giocate, passaggi riusciti e tutte quelle piccole grandi accortezze tattiche che i numeri faticano a raccontare. Rispetto al collega dell’Ajax, il futuro di Baker appare già incanalato, e il diretto interessato ha tutto l’interesse che continui a esserlo, visto che il suo cartellino è di proprietà del Chelsea.
Tra il club londinese e il Vitesse esiste un fortissimo legame, instauratosi nel 2010, i cui confini sono sempre rimasti alquanto nebulosi, anche se due indagini della Federcalcio olandese legate alla multiproprietà non hanno portato risultati rilevanti. I gialloneri di Arnhem – il cui patron è l’ex chirurgo, oggi a capo di un impero immobiliare, Alexander Chigrinsky, amico e socio d’affari di Roman Abramovich – sono una farmhouse apparentemente indipendente dalla casa madre di Londra, ma è innegabile, che senza la partnership Blues, oggi probabilmente nemmeno esisterebbero più nel calcio professionistico.

Invece non solo i conti sono tornati in ordine, ma proprio in occasione del 125esimo anniversario di fondazione del club è arrivato il primo trofeo da mettere in bacheca, la Coppa d’Olanda, vinta superando 2-0 l’Az Alkmaar nella finale di domenica.

Dei 21 giocatori prestati dal Chelsea al Viteski (questo il nick affibbiato al club dai numerosi detrattori), Baker è quello che ha fatto meglio di tutti. Ci sono stati ottimi elementi, da Patrick van Aaholt a Tomas Kalas, da Christian Atsu a Lucas Piazon (quest’ultimo portò addirittura il Vitesse in zona titolo, ma durò solo sei mesi), anche se quello che finora ha fatto più strada è stato Nemanja Matić, al quale però fu necessario un fondamentale passaggio a Lisbona, sponda Benfica, per completare la propria maturazione e mostrarsi pronto per la maglia Blues.
Baker li ha superati tutti, non tanto a livello di rendimento, quanto per capacità di assumere un ruolo determinante nell’economia della squadra. Se nella scorsa stagione l’inglese era un apprendista nella mediana predisposta da Peter Bosz (ora tecnico dell’Ajax), oggi con Henk Fraser ne è diventato il tutor, l’uomo che dirige le operazioni e influenza il rendimento della selezione.

In poche parole, il giocatore che fa la differenza.

Oltre al canonico discorso sull’accumulare esperienza, che è alla base della quasi totalità dei trasferimenti in prestito, Baker è stato mandato ad Arnhem per il secondo anno consecutivo proprio per misurare la sua capacità di incidere sul match. Partite come il derby della Gheldria tra Nec Nijmegen e Vitesse, sfida poco nota fuori dai confini olandesi ma assolutamente sentita dalle due tifoserie (per entrambe, non potendo competere per l’obiettivo massimo, è il match dell’anno), costituivano i test che cercava il Chelsea.
Squadre bloccate dalla tensione, i più deboli (Nec) che pensano a non prenderle, i più forti (Vitesse) alla ricerca di un’ispirazione che quel giorno proprio non si riesce a trovare. Fino a quando, dopo 50 minuti di non-calcio, arriva la giocata individuale di Baker a sbloccare la partita, con una punizione tesissima, calciata perfettamente, messa in rete da Ricky van Wolfswinkel. La mente e il braccio, che in questa stagione hanno portato al club di Arnhem non solo tanti punti, ma anche una coppa. Competizione della quale Baker, con 5 gol, è stato capocannoniere.

Anche chi non mastica calcio sa che Nec-Vitesse non è il derby di Londra.

Però si inizia a piccoli passi – commenta Eddie Newton, ex giocatore del Chelsea oggi a capo del progetto On Loane Programme dedicato ai prestiti Blues sparsi per l’Europa -. Il passaggio da Cobham (sede del settore giovanile del Chelsea, nda) a Stamford Bridge è un salto nel vuoto che quasi nessuno può permettersi di fare. Ci vogliono tappe intermedie, con grado crescente di difficoltà.”

È stato lo stesso Baker ad accettare di buon grado una seconda stagione in prestito ad Arnhem, così come sempre lui il mese scorso ha dichiarato che rimanere un altro anno in Olanda sarebbe una perdita di tempo.

Arrivati a una certa altezza, in Olanda non si sale più.

A metà tra Fabregas e Kanté, il Chelsea sembra essere il naturale punto di approdo di un giocatore che ha indossato per la prima volta la maglia Blues a nove anni, prelevato dal Luton dopo essere stato visionato in un torneo giovanile. Figlio del sei volte campione del mondo di sollevamento pesi Audley Baker, il piccolo Lewis trascorreva ore su ore in un parcheggio di Luton ad allenarsi a calciare la palla con entrambi i piedi, tanto che oggi può essere definito un ambidestro nel più puro senso del termine. È sufficiente vedere la naturalezza con cui calcia le punizioni sia di destro che di sinistro (“Lo stile? Ognuno ha il suo” – ha detto – “non esiste un modo di calcio più efficace dell’altro, è tutta una questione di concentrazione e allenamento, allenamento e ancora allenamento”) per eliminare dal suo vocabolario il concetto di piede debole.

Quando Mourinho allenava il Chelsea dichiarò che se Baker non fosse diventato un nazionale inglese sarebbe stata colpa sua. Dietro la sparata a uso e consumo dei media, un attestato di stima che non necessita ulteriori commenti.

Foto Copertina ©Getty Images
Festeggiamenti Coppa d’Olanda ©ANP
Baker nel derby con il NEC ©Pro Shots
Baker in Inghilterra-Italia U21 ©LaPresse