Sopravvivere al posto più buio: la storia di Cédric Anselin

Era tutto pronto. Addirittura già pensavo a quanti sarebbero venuti al mio funerale”.

Un giorno dello scorso autunno, per Cédric Anselin, ex giocatore della nazionale francese Under 21, era arrivato il momento di spegnere la luce. Per sempre.

Ero in soffitta, dove avevo già preparato il cappio. Era buio e così ho usato la luce del mio cellulare per farmi strada”,

spiega a MondoFutbol.com l’ex compagno di squadra di Zidane e Dugarry nel Bordeaux.

Quella luce abbagliante, all’improvviso, lo riporta, per un’attimo, alla realtà. Cédric cerca aiuto, scorrendo tra i contatti nella sua rubrica, e lo trova in Clarke Carlisle. Anche Carlisle é stato un calciatore professionista e nel 2014 aveva tentato il suicidio buttandosi di fronte ad un tir in corsa. Abbiamo parlato al telefono per un’ora e mezza. Mi ha detto, passo dopo passo, cosa fare e a chi chiedere aiuto, salvandomi di fatto la vita”, aggiunge Anselin.
Cédric vive da 18 anni in Inghilterra, a Norwich, dove ha giocato per tre stagioni tra il 1999 e il 2001. Sul finale di carriera ha anche avuto un’esperienza in Bolivia con l’Oriente Petrolero, prima di ritornare nel Regno Unito e ritirarsi dal calcio giocato, a soli 28 anni. Il prematuro stop della carriera agonistica, dovuto ai troppi infortuni, è stato la fine del sogno per Cédric e l’inizio dei problemi legati alla sua salute mentale.

Molti calciatori, quando smettono di giocare o quando finisce una stagione, iniziano a soffrire di depressione. La pressione, a volte, è troppa, e in un istante si può passare dall’avere tutto a perderlo – dice il francese, che già circa dieci anni fa aveva tentato di togliersi la vita.”

In quell’occasione, la moglie Linsey era stata la roccia alla quale si era aggrappato.

Per 14 anni ho cercato di tenere a bada la mia depressione. Fingevo, incapace di esprimere le mie emozioni, in un mondo, quello del calcio, troppo spesso insensibile nei confronti di chi soffre di salute mentale”.

La separazione dalla moglie e il momentaneo allontanamento dei figli nel 2016 hanno riportato la mente di Cédric nel posto più buio. Grazie all’aiuto di psichiatri e di alcuni ex-colleghi calciatori che gli sono stati vicini, Anselin ha superato la malattia e oggi è pienamente cosciente della propria condizione e di come porvi rimedio. Soprattutto – dice – non ho più paura di parlare di ciò che provo. Per troppi anni sono stato in silenzio, e come me, sono sicuro, molti altri ex-calciatori”.
Lo scorso mese Aaron Lennon, ala dell’Everton, è stato ricoverato in ospedale a causa di problemi legati alla sua salute mentale. Durante la partita casalinga dei Toffies contro il Watford, i tifosi di casa hanno esposto un grande striscione con la scritta “Aaron we are with you”. Ronald Koeman, allenatore dell’Everton, ha fatto sapere che il club sta facendo di tutto per aiutare il giocatore, e la sua famiglia, in questo momento difficile.

Il caso di Aaron è emblematico. Anche i giocatori in attività possono essere affetti da problemi mentali. A mio avviso i club dovrebbero impegnarsi di più. Creare l’ambiente giusto affinché i calciatori possano parlare dei propri problemi apertamente”,

aggiunge Anselin, che da qualche mese ricopre il ruolo di ambasciatore per la salute mentale in Inghilterra.

Grazie al fatto di aver raccontato la mia storia, oggi vado in giro per le scuole a sensibilizzare i ragazzi. In Inghilterra un ragazzino su tre sotto i 16 anni può soffrire di problemi mentali e il numero di suicidi tra la popolazione maschile è in costante aumento”.
Infatti secondo i dati dell’Ufficio di Statistica Nazionale britannico, sono proprio gli uomini tra i 40 e 44 anni la categoria più a rischio di commettere suicidio. Negli ultimi anni, parecchi ex-calciatori hanno parlato dei loro problemi legati alla depressione, ma altri, come Gary Speed, nel 2010 allenatore del Galles, o il portiere tedesco Robert Enke, da quel tunnel non sono riusciti a tirarsi fuori.

La soluzione – conclude Anselin – è l’educazione. Ai ragazzi, pronti a dare tutto pur di diventare calciatori professionisti, bisogna insegnare che verso i 30 anni devono iniziare anche a pensare alla vita dopo il calcio.

A me non l’hanno spiegato quando ero una giovane promessa e forse, anche per questo, ho rischiato, per ben due volte, di commettere un grave errore. Che per giocare a calcio si debba per forza dimostrare di ‘essere uomini’ è una grossa stupidaggine. Oggi, grazie al fatto che ho raccontato la mia sofferenza, forse sono più famoso di quando giocavo. In molti mi fermano per la strada per farmi i complimenti, e io chiedo sempre ad ognuno ‘e tu oggi, come ti senti? Cosa ti rende felice?’.

Perché quando arrivi ad un passo dalla morte capisci che la vita è troppo bella per aver paura di parlare delle proprie emozioni.”

Foto ©Cédric Anselin