Stadio Filadelfia, la rinascita del luogo dell’anima granata

Perché il Filadelfia è così speciale per i tifosi del Toro? Perché è nato da un atto d’amore.”

Franco Ossola Jr, 67 anni, una delle memorie storiche del club granata, è il figlio di Franco, talentuosa ala sinistra e il primo tassello del Grande Torino costruito da Ferruccio Novo, il cui sogno si è infranto sulla collina di Superga, il 4 maggio 1949. È lui, nato esattamente otto mesi dopo la morte di suo padre, a spiegare la nascita del rapporto particolare che lega i tifosi granata al “Campo Torino”, per tutti semplicemente il “Filadelfia”, dalla via del capoluogo piemontese dove è stato costruito. Un impianto che il 25 maggio rinascerà, dopo vent’anni di abbandono e di lotte per la sua ricostruzione.

“Nel 1924 – racconta Ossola Jr in una lunga chiacchierata concessa a MondoFutbol.com – l’industriale Enrico Marone Cinzano, entusiasta tifoso del Torino, comprò la società con qualche sacrificio, per esempio vendendo una sua scuderia di cavalli. E nella sua riorganizzazione societaria pensò al vantaggio di dare un campo di proprietà al suo club.” Fu scelta un’area di periferia, in aperta campagna a Torino sud e, per alimentare il progetto, Marone Cinzano creò insieme ad altri soci la “Società Civile Campo Torino”.

“Intorno al presidente si radunarono professionisti e imprenditori entusiasti – spiega Ossola – il progetto dell’impianto fu firmato da Miro Gamba, ingegnere, docente del Politecnico di Torino e tifoso granata, mentre i lavori furono diretti dall’impresa del ragionier Riccardo Filippa, altro cuore Toro. Insomma, un stadio per il Torino, fatto con passione da torinisti.”

Un catino da 30mila spettatori, il Fila, che venne inaugurato il 17 ottobre 1926 con la vittoria per 4-0 contro la Fortitudo Roma e che, per quasi 40 anni, fu la casa della prima squadra e fino al 1993 ospitò le giovanili granata. Una “culla di speranze, di vita, di rinascita; era sognare, gridare, era la luna, era la strada della nostra crescita”, come l’aveva definito il giornalista e tifoso bianconero Giovanni Arpino, in cui Franco Ossola jr cominciò a essere di casa fin da bambino, da tifoso.

Ascolta l’intervista a Franco Ossola Jr


Un campo che Franco Jr., prima di passare all’atletica (in cui stabilì insieme ad Abeti, Benedetti e Mennea il record nella 4×200 nel 1972), calcò anche da calciatore. Un’esperienza breve, nata per caso (“mi notò Giacinto Ellena, all’epoca osservatore e poi factotum del Toro, mentre giocavo con una squadra di Carmagnola insieme ai miei amici”) che gli permise di scendere il campo sul terreno dove suo papà, arrivato a 18 anni al Toro, aveva scritto la Storia del calcio italiano.

Un luogo di calcio ma anche di vita, popolato di persone che hanno contribuito a costruirne il mito. Come la signora Franca: “Era la fatina protettrice dei ragazzi del settore giovanile, soprattutto di chi veniva fuori – spiega Ossola Jr – era la donna che puliva gli spogliatoi, che lavava le magliette, che ti portava il tè all’intervallo.” Una signora dalla grande dolcezza, figlia di Gildo Zoso, storico magazziniere del Grande Torino, di casa al “Filadelfia”. “Al contrario della figlia, Zoso aveva un carattere un po’ particolare – ricorda Franco –, conosceva ogni centimetro di quel campo e per noi ragazzi era soprattutto l’uomo che si occupava di mettere i tacchetti nelle scarpe da calcio. Lo faceva tenendo i chiodini tra le labbra prima di fissarli.”
E poi c’erano i tifosi, una presenza costante al “Fila”, soprattutto quelli che non erano più giovani e sul quel campo avevano visto passare tanti talenti, da Valentino Mazzola a Enzo Bearzot, autore dell’ultimo gol granata in Serie A su quel campo nel 1963.

Io ne avevo uno particolare: si chiamava Antonio e quando giocavo, all’ala destra, si metteva a pochi metri da me dando le indicazioni su come muovermi. Spesso mi confondevo, ma quando facevo bene era bello sentire gridare ‘Bravo Ossola!’”, racconta sorridendo Franco.

Un mondo cambiato prima e sparito poi, negli anni Novanta, con la demolizione effettuata tra il ’97 e il ’98. “Ricordo ancora quel giorno – dice con malinconia – in un’atmosfera kafkiana, mentre qualcuno prometteva un nuovo Filadelfia entro un paio di anni, io stavo in disparte con Marco Ansaldo, giornalista de La Stampa e tifoso granata. ‘Non lo vedremo più’, mi disse.”
Vent’anni e tante difficoltà dopo, il “Filadelfia” invece è tornato, anche se il grande giornalista del quotidiano torinese, scomparso nel 2014, non lo potrà vedere nella sua nuova veste. “Del vecchio Fila, oltre ai resti delle curve, sono rimasti la collocazione e il Toro”, afferma Ossola Jr.

E sarà questa la sfida per chi abiterà sugli spalti e in campo l’impianto che si inaugurerà il 25 maggio, con un piccolo “antipasto” il  24:

I tifosi e i giocatori dovranno ridare l’anima al Filadelfia, perché i luoghi, se abitati e vissuti, sono vivi.”

E a quel terreno, a pochi metri dallo Stadio Olimpico, un’anima, granata, non è mai mancata.

Foto Copertina ©LaPresse/Alessandro Falzone
Foto nuovo Filadelfia e Franco Ossola ©MondoFutbol.com/Roberto Brambilla
Foto del vecchio Filadelfia e Franco Ossola per gentile concessione di Franco Ossola Jr.

Un ringraziamento speciale a Franco Ossola Jr.