TIPICO BUNDESLIGA: TOP 11 2014/15 – MondoFutbol

La Red Bull Salisburgo, come da copione, ha dominato la scena, portandosi a casa il Meisterschale e l’ÖFB Stiegl Cup, la Coppa Nazionale, ma lo svolgimento della trama non è stato così scorrevole quanto il finale. I campioni in carica della Tipico Bundesliga hanno subito il contraccolpo della precoce eliminazione dalla Champions League (pesante 3-0 a Malmö nella gara di ritorno dei play-off) e assorbito con lentezza il cambio di guardia, segnando il primo solco fra le avversarie, fra cui il sorprendente Wolfsberger, solo a dicembre.
Da lì in poi, però, non c’è stata più partita se non nelle posizioni di ripiego.
Discorso diverso per quanto riguarda le prestazioni dei singoli, continuativamente alte anche nelle squadre finite nei bassifondi della classifica, come ad esempio quelle del roccioso Richard Windbichler (Vienna, 1991) la cui stagione all’Admira Wacker si è conclusa con una salvezza per il rotto della cuffia. Gli osservatori di Mondofutbol hanno fatto un’attenta scrematura e sono lieti di fornirvi gli undici profili più pronunciati d’Austria.

Cican Stankovic (Bijeljina, 1992)
Il cognome è di quelli pesanti ma i traits d’union con il Dejan nerazzurro finiscono qui.
Stankovic è nato portiere (come uno dei figli di Deki, nda) in Bosnia, da padre serbo, e un giorno spera di difendere i pali del Das Team, magari a Euro 2016. I presupposti per riuscirci ci sono tutti e non si tratta solo di passaporti e scartoffie varie. Cican, che vanta già qualche presenza con l’U21 austriaca, in porta ci sa davvero stare (e bene), al punto di essersi guadagnato il titolo di miglior portiere dell’ultima Fußball-Bundesliga.
Premiato per gli eccellenti tempi di reazioni, per la sagacia nel leggere l’azione, per la prontezza nelle uscite in cui sfrutta al meglio le sue lunghe leve. Senza fare il passo più lungo della gamba (un anno fa ha rifiutato anche la serie A perché non si riteneva pronto abbastanza) ma con la giusta misura per intercettare i tiri più insidiosi e i sogni più lontani.

Andreas Lienhart (Graz, 1986)
Per assonanza di casato Lienhart ricorda un personaggio da videogioco MMORPG, di quelli sviluppati in ambienti a metà strada l’immaginario fantasy e i campi di battaglia medioevali. La faccia è di quelle giuste, l’energia pure. La differenza sta nel fatto che l’esterno dell’Altach non indossa scudo e mantello ma difende e attacca con il solo uso delle gambe. Forti e resistenti come viene richiesto ad ogni terzino fluidificante che rispetti. Su e giù lungo la fascia per appoggiare l’azione e, se è possibile, concluderla con la cattiveria dei bomber di razza (di rara potenza la trivela all’Admira Wacker, uno dei tre gol realizzati in stagione).

Lukas Spendlhofer (Neunkirchen, 1993)
Archiviata la parentesi sfortunata al Varese in B, Lukas è tornato il centrale che aveva conquistato la prima NextGen Series con l’Inter Primavera diretta da Andrea Stramaccioni (Roma, 1976): solido sulle gambe e di testa, duro ma senza ricorrere al fallo sistematico, intelligente nell’uscita palla al piede dalla difesa, sicura e limitata allo stretto necessario. Ordinario e acuto come solo Gustav Mahler sapeva essere. Con buona pace di Piero Ausilio che non ha opposto resistenza alla volontà di riscatto da parte dei dirigenti dello Sturm Graz.

Martin Hinteregger (Feldkirchen, 1992)
Pilastro della Red Bull Salisburgo e con Dragovic complemento ideale della retroguardia della Nazionale austriaca, ha avuto un’impresa importante da compiere: bloccare i nobili spasimanti, Manchester United su tutti, che hanno circondato a lungo nei mesi passati il suo metro e ottantaquattro e quegli occhi azzurro cielo che si ritrova. Un compito che Hinteregger ha svolto regolarmente in altro ambito e con altri uomini, decisamente meno avvezzi a parole dolci e moine. È bastato adeguare lo sguardo alla contesa e tutto è filato liscio. Del resto Martin è uno che quando può gioca di anticipo, con prontezza e mezzi fisici importanti. Uscirà presto allo scoperto. Manovrando a testa alta e, probabilmente, un nuovo contratto in tasca.

Oliver Kragl (Wolfsburg, 1990)
Arriva dalla Germania, dalla misconosciuta Regionalliga Nordost, il terzino sinistro del Ried e della Top XI di Mondofutbol. Laterale di sostanza del 3-4-3/3-5-2 di Oliver Glasner (Salisburgo, 1974), Kragl si è adeguato alle nuove responsabilità tattiche, in parte caricate sulle spalle nella gestione tecnica precedente, e ha mantenuto gli standard con i quali si era imposto fin dal suo arrivo in Austria, dal Babelsberg 03, nell’estate del 2013. Sono nove, infatti, gli assist serviti dal tedesco, di cui uno solo all’altro tedesco, Denis Thomalla (Pforzheim, 1992) miglior realizzatore dei Die Wikinger.
Questo a sancire le doti del ragazzo di Wolfsburg, intento a cercare sia la linea di fondo che lo scambio a limite d’area, prendendosi anche la responsabilità di calciare i piazzati adatti al suo mancino teso e tagliato.

Stefan Nutz (Judenburg, 1992)
In fatto di assist non è da meno nemmeno, Stefan Nutz. Una conseguenza quasi naturale per un centrocampista allenato nel far correre la sfera come quello del Grödig. Quel che conta è che la stessa finisca fra i piedi del compagno di squadra che si lancia nello spazio o fra i suoi, sempre presenti quando si tratta di accompagnare l’azione centralmente. Determinazione, eleganza e capacità balistiche.
Signori e signore, “the next best thing” della Tipico Bundesliga.

Naby Keita (Conakry, 1995)
Se giochi nella massima divisione calcistica austriaca, stai certo che i tuoi polmoni saranno stati messi a dura prova da questo giovane guineano, formatosi all’Istres, in Francia. Il classico tuttofare di centrocampo che lo ritrovi ovunque a fare la pioggia e il bel tempo.
Tanta legna, ok, ma il tocco resta dolce, diretto, da “dai e vai”, e abbinato ad un baricentro basso e a un’agilità che fanno presagire un processo di completamento abbastanza in moto. E Adi Hütter (Hohenems, 1970) gongola.

Philipp Schobesberger (Eferding, 1993)
Numero 7 sulle spalle che fa bei tempi di una volta, quando la compilazione della squadra titolare seguiva un ordine preciso e crescente e quella maglia lì era destinata all’esterno d’attacco di destra, ruolo che Schobesberger ricopre effettivamente nel Rapid Vienna.
E pure movenze ricordato il tipico centrocampista ordinato che all’improvviso spariglia i re.
Capo leggermente abbassato e spalle curve. Il finale è facile immaginarselo: finta di corpo, controllo in velocità, dribbling secco e superiorità numerica creata.

Marcel Sabitzer (Graz, 1994)
Ventun anni compiuti da poco ma osservato speciale di lunga data da parte degli scout del Vecchio Continente. Non c’è un campionato top che non abbia vaglia la possibilità di vederlo all’opera. Questo perché le caratteristiche dell’esterno dei “due tori” si addicono a qualsiasi latitudine e tipo di situazione.
Nel calcio moderno colui che sa agire con rapidità limitando al minimo il margine di errore è appetito e Sabitzer corrisponde in toto all’identikit: attaccante di sinistra capace di inserirsi, con e senza palla, al giri alti, muscolarmente pronto e tecnicamente dotato. Diciannove reti e sedici assist inclusi. Serve altro?

Robert Beric (Krsko, 1991)
Muscoli, elevazione, dimestichezza con entrambi i piedi e precisione. C’è tutto per spiccare il volo. E Beric lo ha fatto grazie al Rapid Vienna di Zoran Barisic, al suo servizio (va detto che non si sottrae al gioco di sponda e alla collaborazione della manovra, dimostrando carattere, altruismo e discreta mobilità). Una tappa cruciale per lo sloveno, in passato cercato da Catania e Napoli. Solo la Red Bull Salisburgo e Soriano hanno stoppato i sogni di gloria. Avrà modo e tempo per rifarsi.

Jonathan Soriano (El Pont de Vilomara i Rocafort , 1985)
Chiudiamo in bellezza schierando al centro dell’attacco il leader indiscusso della classifica marcatori. Una posizione che lo spagnolo non molla dalla scorsa annata, sempre con 31 centri totali. Quarto posto nella lista della Scarpa d’oro 2015, dietro Cristiano Ronaldo, Messi e Aguero che fatta la tara è un traguardo di tutto rispetto. Incomprensibile come non abbia trovato una via di mezzo fra il Barcellona, club che lo ha allevato, e l’Austria, paese che se lo coccola come un figlio. Per amor di “mamma2 resterà a Salisburgo o si giocherà l’ultimo jolly della carriera altrove?

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