Il tocco di “Blues” che ha trasformato il Vitesse, prossimo avversario della Lazio

Se tutto va come i diretti interessati auspicano, assistere quest’anno a Vitesse-Nac Breda significa aprire una piccola fessura sul (possibile) futuro di Chelsea e Manchester City.

Con quattro prestiti dei Blues al club di Arnhem e sette del City ai gialloneri di Breda, la sfida tra le due olandesi potrebbe quasi sembrare un match di Premier League 2, l’equivalente del campionato primavera inglese. È l’ultimo trend di una Eredivisie sempre più stritolata sotto il peso di un moloch economico – a livello europeo – con il quale non è possibile competere. Il paradiso del prestito: così il settimanale Voetbal International ha definito il campionato olandese. Un sistema nel quale ci guadagnano tutti.
Dati alla mano, quasi nessuno di questi giovani talenti diventerà un titolare nel Chelsea o nel Manchester City. Però avranno acquisito esperienza che permetterà loro di costruirsi una carriera meno aleatoria, mentre la big inglese di turno monetizzerà il proprio investimento con una cessione remunerativa. Valga per tutti il caso Enes Ünal, acquistato dal City per 5 milioni, esploso in prestito al Twente, ceduto in estate al Villarreal per 14. E il club olandese? Guadagna in sostenibilità economica.

Il Vitesse rappresenta una specie di archetipo di tale costruzione. Nel 2010 era una società sull’orlo del baratro, rovinata da un megalomane quanto infruttuoso tentativo, messo in atto negli anni ’90, di trasformare il magico triangolo delle big oranje AjaxPsvFeyenoord in un rombo. La conversione in farmhouse del Chelsea è avvenuta mediante due cambi di proprietà, anche se a posteriori è emerso che la prima gestione, quella del georgiano Merab Jordania (2010-2013), era solo un involucro dentro al quale agiva la seconda, quella del magnate russo Alexander Chigirinsky, amico nonché socio in affari (nella compagnia immobiliare Snegiri, molto forte sulla fascia lusso, in particolare nel sobborgo moscovita per ultraricchi Rubliovka) di Roman Abramovich.

Non piacerà ai romantici del calcio, ma la colonizzazione del Vitesse da parte del Chelsea ha salvato il club.

Il termine forte, che rimanda a periodi storici bui, calza a pennello in una realtà dove, nonostante la dirigenza del club della Gheldria sia interamente olandese, le questioni gestionali vengono tutte discusse e condivise con Londra. Ma si tratta anche di un rapporto ricco di sfaccettature e meno rigido di quanto non appaia superficialmente. Vedi la golden share che tutela il club contro cambi di nome, logo e colori sociali, oppure la clausola che obbliga Chigirinsky a pagare gli stipendi per i 18 mesi successivi ad una eventuale cessione.

Stessa fluidità anche dal punto di vista tecnico, basti ricordare il caso del terzino Diks, intravisto successivamente in Italia con la Fiorentina, che venne promosso titolare da Peter Bosz nonostante il ruolo fosse già occupato dal prestito Chelsea Wallace. Lo stesso Bosz avrebbe poi dichiarato, una volta lasciato Arnhem, di non aver mai ricevuto alcuna pressione per mettere in campo giocatori di proprietà Blues. “Gioca chi è ritenuto più valido e più pronto”, ha detto l’attuale tecnico del Borussia Dortmund, “e ne guadagnano tutti”.
Dall’estate 2016 il Vitesse è guidato da Henk Fraser e, andando oltre la personale ma piuttosto canonica rielaborazione tattica che l’attuale tecnico offre del classico 4-3-3 di scuola olandese, l’arma in più della squadra è lo scontro generazionale e culturale. Da un lato c’è il background militare fatto di doveri e disciplina di Fraser, figlio di un graduato dell’esercito; dall’altro la dispersività della “generazione Z”, ovvero – sono parole di Fraser – “quella generazione digitale dei nati post-1992 spesso annoiata e sempre on-line, multitasking ma con bassa soglia di attenzione.

Ragazzi da ispirare più che da motivare.

La scintilla provocata da questo incontro-scontro ha prodotto lo scorso maggio la vittoria della Coppa d’Olanda, il primo trofeo in 125 anni di storia per il Vitesse. Un percorso lungo e molto dispendioso, soprattutto in termini di ricerca di continuità, il grande tallone d’Achille dei gialloneri negli ultimi anni.

Il 2-0 sull’Az Alkmaar nella finale di coppa è però sembrato più un punto di partenza verso una nuova fase nella storia contemporanea del club, piuttosto che il punto di arrivo dell’era Chelsea. La controprova è arrivata dal fatto che, nonostante in estate il Vitesse abbia salutato gli autori di 37 dei 51 gol realizzati nella stagione 2016/17 (nello specifico, Ricky van Wolfswinkel, Lewis Baker, Nathan e Adnane Tighadouine), nell’ambiente non si sia mai respirato un clima di smobilitazione. Anzi, gli innesti di mercato (Bruns, Serero, Linssen, Matavz, Castaignos) e le conferme (su tutti capitan Kashia e la stellina Rashica, quest’ultimo atteso alla stagione della definitiva consacrazione) hanno generato ulteriori aspettative, tanto che la squadra è ritenuta ancora più competitiva di quella dello scorso anno. La Supercoppa persa solo ai rigori contro il Feyenoord, unita alla buona partenza in campionato (non solo a livello di punti, ma proprio come automatismi di gioco e identità della squadra), promettono bene.

Vitesski, Chelski, Fc Cobham United o semplicemente Vitesse. Ognuno lo chiami come gli pare, si tratta comunque di una società (e di una squadra) vera.

Foto di copertina ©Getty
Foto amichevole Chelsea-Vitesse ©Getty
Foto festeggiamenti Coppa d’Olanda ©ANP
Foto Chigirinsky ©omroepgelderland.nl