Trabzonspor, l’acciuga in un mare di squali

Esiste una parola magica per non perdersi a Trebisonda: hamsi.
Semplicemente “acciuga”, pesce piccolo e saporito: una specie di cui è particolarmente ricco il Mar Nero, dalla Crimea fino a Trabzon, ultimo faro e punto di riferimento per le imbarcazioni ai tempi dell’impero romano.

Trabzonspor

Dodici mesi fa il viso spigoloso dall’aria sperduta e perplessa di un 31enne paraguaiano faceva capolino all’aeroporto di Trebisonda, cercando segnali di conforto tra i gruppetti di ragazzi con le sciarpe azzurre-granata. Quando si svegliò la mattina successiva in una nuova città che ancora non gli apparteneva, l’uomo decise di esplorare l’ambiente che lo circondava. Il passato tornò su di lui, come un macigno: allora decise di fare come a Lisbona, prendendo spunto dal mare. A Rosario, in Argentina, mancava qualcosa del genere. Era cresciuto per girare il mondo, Oscar René Cardozo: il suo viaggio inizia a Ciudad del Este, là dove s’incontrano Paraguay, Argentina e Brasile. Le acque del Paranà, un mondo a parte.

Trebisonda doveva sembrare uno scherzo, in confronto all’ambiente che lo aveva svezzato.

Si racconta che il profumo di pesce, a Trebisonda, sia davvero ovunque nelle zone più vicine al porto. Lì il trentunenne incontra per la prima volta la realtà locale, fatta di profumi, aromi e tanto calore. Così è anche a Istanbul, nella zona forse più simile agli scorci del mar Nero: quel Porto Sud che una volta era così importante per i bizantini ed ora resta una misera appendice da visitare dopo un gioiello turistico sottovalutato, la piccola chiesa (ora moschea) di Sergio e Bacco, definita addirittura ‘Piccola Santa Sofia’.

Lì, pesce e pane vengono grigliati insieme, per poi comporre un’opera indimenticabile al gusto.

Esattamente come a Trabzon: Cardozo racconta il suo primo incontro con l’hamsi come qualcosa di mistico.

“Prendi quest’acciuga, ti renderà più forte, invincibile!” è una delle prime frasi che l’ex ragazzo di Ciudad del Este si sente sussurrare al porto di Trebisonda.

Al pomeriggio Oscar verrà presentato come un nuovo giocatore del Trabzonspor, l’ambiziosa squadra locale che lotta dal 1967 per contrastare l’egemonia dei club di Istanbul nel calcio turco. Soltanto 8 titoli nazionali sono finiti fuori dai confini di Costantinopoli ben 7 di questi sono arrivati sulle sponde del Mar Nero, dove si pesca l’hamsi.

Un’acciuga in un mare di squali: questo è il Trabzonspor, l’eterna lotta della piccola ma orgogliosa Trebisonda nel calcio e nella vita.

Così è stato nello scandalo partite truccate del 2011, con il titolo lasciato dalla Federazione al Fenerbahçe: in città se lo sono legati al dito, tanto da superare ogni limite consentito. Qualche sparo si sente nella notte; il viaggio di ritorno da una trasferta nella terra del tè (Rize – a 80 km di distanza da Trebisonda), per il Fenerbahçe, diventa un incubo. L’autista, colpito da un proiettile, non riesce a controllare il pullman che sbanda su un viadotto; la velocità di un dirigente seduto lì vicino salva l’intera squadra dal volo nelle sottostanti acque del Mar Nero.

Siamo ancora a Trebisonda, ma non più alla presentazione di Oscar Cardozo. Stavolta è il 4 aprile 2015, e il racconto degli spari al pullman del Fenerbahçe farà davvero il giro del mondo. La faccia più brutta di una città che si sente derubata esce allo scoperto. I responsabili, a tre mesi abbondanti dall’accaduto, non sono ancora stati identificati. Trebisonda condanna l’accaduto, 스포츠토토사이트 ma allo stesso tempo lo copre nascondendolo sotto il cuscino.

Pochi mesi prima almeno 70mila persone scendevano in piazza per protestare, con il presidente del club Haciosmanoglu in testa al corteo: GeziParki? Dimostrazioni contro il governo? Macché: l’ennesima manifestazione per chiedere alla Turkish Football Federation quel maledetto titolo del 2011.

Un pesce piccolo combatte anche così, facendo sentire la sua voce.

Anche alle autorità europee: l’UEFA ha sempre appoggiato le proteste del Trabzonspor, squalificando il Fenerbahçe per ben 3 stagioni da Champions ed Europa League. In Turchia lo scandalo è stato ridimensionato, il presidente del Fener è ancora al suo posto e non pensa a dimettersi. Alcuni hanno pensato che il processo fosse motivato politicamente dalla faida tra il presidente della Repubblica Recep Tayyip Erdogan e un potentissimo signore locale, Fetullah Gulen, ora scappato in America, che avrebbe condizionato l’intero sistema giudiziario. Lo stesso ex-presidente del Galatasaray Duygun Yarsuvat, rivale del Fener, ammise che esisteva una tangente da pagare a Gulen e il mancato pagamento del pizzo fece partire lo scandalo ai danni dei giallo-blu.

Le storie che s’intrecciano attorno alle acciughe di Trebisonda sono davvero tante: si potrebbe continuare all’infinito.

E se ne parlerà ancora, parecchi capitoli sono da scrivere. L’ultimo è andato in scena ieri sera. Il Trabzonspor è sceso in campo per il secondo turno di Europa League a due settimane dall’ennesimo cambio di allenatore: ora in panchina siede il georgiano Shota Arveladze, un’autentica leggenda da quelle parti. Forse nessuno ha mangiato tanto hamsi come lui: 46 gol in 78 presenze. Per sempre il suo nome rimarrà scritto nella storia del club. Da allenatore l’esordio non è stato brillante: solo 1-0 al Differdange, il 23 luglio il ritorno in Lussemburgo.

È solo la prima tappa di un lungo cammino da outsider, da pesce piccolo.

Quando arriveranno gli squali, negli ultimi anni rappresentati da Juventus e Napoli, bisognerà colpire molto meglio. L’addio al miope limite ai giocatori stranieri e il nuovo stadio saranno d’aiuto al Trabzonspor?

Chi lo sa, intanto il futuro della stagione passa da una partita in Lussemburgo.
Intanto Oscar Cardozo è ai box, per un duro infortunio che lo terrà fuori tutta l’estate. Poi di nuovo in campo, per sfidare i pesci grossi di Istanbul e dell’Europa. Con un po’ di hamsi si risolverà tutto, ovviamente.