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Un Corona ubriacante

Quando il Monterrey scese in campo nella semifinale del Mondiale per Club 2012 contro il Chelsea, Jesús Corona fece vedere grandi cose, che replicò poi nella finale per il terzo posto contro l’Ulsan Hyundai. Aveva diciannove anni e, curiosamente, il cognome sulla sua maglietta era limitato a una semplice “C” puntata: “Jesús C.” e non Corona o J. Corona.

E non era dovuto all’omonimia con qualche compagno di squadra, ma a un problema di sponsor. Cresciuto nelle giovanili dei Rayados con il soprannome, affibbiatogli quasi automaticamente, di “El Coronita”, Jesús si vide cambiare l’appellativo quando il club decise di puntare sul suo evidente talento. Il dribbling ubriacante, come la birra, era chiaro. Circa il tipo di birra, però, sarebbe stato meglio aggiustare qualcosa.

La Cervecería Cuauhtémoc Moctezuma, fabbrica di birra legata all’Heineken e sponsor del Monterrey, non poteva accettare che una delle promesse della squadra portasse lo stesso nome del marchio di cerveza avversario.
La Corona, appunto. La soluzione fu suggerita dal giornalista Antonio Nelli, che lo risoprannominò “El Tecatito”, riferendosi chiaramente alla birra Tecate, una delle più diffuse in Messico e di proprietà della Cervecería Cuauhtémoc Moctezuma.

La cosa peggiore è che a me la birra non piace,

disse Corona, che in patria già paragonavano a Jesús Arellano.

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Niente da fare. Il soprannome è rimasto, e Corona se l’è dovuto portare anche in Europa, prima al Twente e poi al Porto, dove ha trovato diversi compagni di nazionale. Questa notte, contro il Venezuela, l’ha risolta lui, a dieci minuti dalla fine, con uno slalom da applausi. Partito dalla panchina (Osorio ha lasciato a riposo diversi titolari), è subentrato dopo soli 18’ all’infortunato Aquino. E nel forcing messicano del secondo tempo si è infuocato, sfiorando, appena un minuto prima di segnare il pareggio, un altro gol da favola.

Così, il Messico passa come prima del girone ed evita l’Argentina. Salvo un’impresa di Panama, la squadra di Osorio ai quarti incontrerà il Cile.

Il Venezuela passa come secondo per differenza reti. Ma la Vinotinto vista in questa Copa América può essere un cliente scomodo, pure per la Selección Albiceleste. Anche stanotte, nonostante il turnover, la nazionale allenata da Dudamel ha giocato una partita più che buona mettendo in mostra, tra gli altri, un Peñaranda da monitorare attentamente nella prossima stagione. Primo tempo indirizzato nel migliore dei modi da un gran gol di Velázquez, che al 6’ si inventa una “bicicleta” su sponda di Santos. Poi sofferenza controllata per tutta la prima frazione, in cui il Venezuela chiude bene le vie centrali al Messico, salvo concedere sugli esterni (Feltscher fatica parecchio ad arginare il gioiellino Lozano).

La Vinotinto, prima e dopo il pareggio del “Tecatito”, ha tre grandi occasioni con Martínez (un sinistro troppo strozzato e una rovesciata spettacolare) e Rondón.
Ma Corona, stavolta José de Jesús, il portiere, si supera e salva i suoi.