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Venezia FC, la rinascita del Leone Alato

Dal fiume Adda alla laguna di Venezia, il Leone di San Marco ha osservato uomini ed eventi per secoli. Il calcio, gioco per eccellenza del Novecento, non ha restituito la giusta grandezza a una città che ha conquistato, tra gli altri, Friedrich Nietzsche:

Se dovessi cercare una parola che sostituisce ‘musica’, potrei pensare soltanto a Venezia.”

La Serenissima è così, affascina persone da ogni angolo del mondo. E il pallone, com’è naturale, non vi ha mai rotolato come sulla terraferma.

Il complesso rapporto tra il fútbol e la “Regina dell’Adriatico” viene raccontato a MondoFutbol da un personaggio d’eccezione, Paolo Poggi. 50 gol in Serie A, più di 200 presenze: il suo curriculum da calciatore è sufficiente a presentarlo.

Poggi, però, non si è fermato lì. Una volta appese le scarpette al chiodo, ha continuato a coltivare la sua passione per il Gioco.

Uomo che ama il mondo e le sue sfumature, si è trovato in naturale sintonia con la nuova proprietà del Venezia FC.

Responsabile dei Progetti Internazionali del club arancio-nero-verde, Poggi espone con entusiasmo la visione differente del Presidente che ha ridato lustro al calcio nella laguna, l’avvocato newyorkese Joe Tacopina. Sotto la sua direzione il Venezia ha scalato due categorie, Serie D e LegaPro, e ora è in Serie B.

È per questo che, sabato 27 maggio, l’atmosfera è più serena del solito all’Isola di Sant’Elena. Venezia-Foggia è appena terminata 2-4 per i pugliesi, che hanno sollevato la SuperCoppa di LegaPro, ma la partita è stata una celebrazione anche per la squadra di casa.
Perché il nuovo corso a stelle e strisce del Leone convince tutti, anche i tifosi più legati alla tradizione come quelli del “Vincent Bar”, per l’occasione colorato anche da drappi giallo-blu, appartenenti a supporter del Modena che hanno voluto onorare un antico gemellaggio con i veneziani. Pochi sanno che proprio lì, nella pineta di fronte al covo del tifo arancio-nero-verde, si allenava la prima squadra del Venezia negli anni ’60.

L’identificazione con il club era totale. Nel bene e nel male, come quando fu spazzata via buona parte dello stadio. L’Isola di Sant’Elena e i suoi abitanti hanno pagato un tragico prezzo nei confronti della natura, l’11 settembre 1970, data scolpita nella memoria.

Crollare e ripartire, un ritornello ascoltato fin troppe volte in laguna.

Anno dopo anno, il Leone si è rialzato. Lo ha fatto anche attraverso la storica fusione del 1987. Per chi vive qui l’unione tra la città sull’acqua, Venezia, e quella sulla terraferma, Mestre, ha un grande valore simbolico. Significa andare oltre i campanilismi per un obiettivo più nobile.

Trent’anni dopo, Venezia non dimentica l’inizio di quell’epoca effimera che portò la Serie A al “Penzo“.

È nata una sincera mitologia attorno alle giocate di Álvaro Recoba e alle reti di Filippo Maniero, da quando il grande calcio ha abbandonato l’Isola di Sant’Elena. Molti tifosi, negli anni successivi al 2002, hanno messo le sciarpe arancio-nero-verdi nel cassetto. “Venezia affonda”, il titolo era già scritto. Solo a quel punto il pallone è tornato a rotolare, stavolta sotto le insegne di una nuova società, Venezia FC, la cui filosofia si spinge ben oltre la fusione del 1987. L’obiettivo calcistico è mettere “il suo nome sulla mappa del mondo”, parafrasando Muhammad Ali.

Così è stato. Sulla panchina del club si è seduto un totem del calcio italiano come Filippo Inzaghi, che ha dato confidenza alla squadra. Sono emerse alcune individualità, come gli esperti Álex Geijo e Maurizio Domizzi, oltre all’ala Davide Marsura (1994), forse il giocatore più migliorato nel corso dell’ultima stagione. Un gruppo coeso, che ha centrato la Serie B al primo colpo.

Così Inzaghi è diventato un simbolo del nuovo Venezia FC, un club dalla visione globale che però non dimentica le sue origini. Le stesse di Paolo Poggi, che al tavolo dell’Osteria “da Pampo” in Sant’Elena racconta a MondoFutbol di aver appena pranzato a casa della madre. Ovviamente lì, in una delle graziose vie che separano il “Penzo” dalla pineta che per anni ha visto crescere giovani speranze.

La Venezia di tutti i giorni, di chi la vive nel modo più genuino, si fonde alla perfezione con il sogno americano di Joe Tacopina. Per una volta, la sensazione è che il Leone Alato di San Marco possa finalmente iniziare a volare.

Foto di copertina e nell’articolo ©Bruno Bottaro – MondoFutbol.com
Si ringraziano il Venezia Football Club, Veronica Bon, Responsabile Ufficio Stampa e Comunicazione Venezia FC, e Paolo Poggi, Responsabile Progetti Internazionali Venezia FC

Si ringrazia Luca Grandin