Da Díaz a Ruiz, i talenti dei migliori team della Youth League 2017/18

Una poltrona per otto.

No, non si tratta di un remake in versione extended del cult di John Landis, ma il film che da metà marzo vivranno le Under 19 rimaste in gioco per la UEFA Youth League 2017/18: le due di Madrid, il Barcellona, il Porto e un poker di inglesi (Chelsea, Tottenham, Manchester City e Liverpool), ennesima conferma di come il sistema giovanile dei Tre Leoni, dalla fondazione del St George’s Park in poi, sia diventato un modello di riferimento. Il cambio di formato del torneo, con l’inserimento del “Percorso Campioni”, ha portato a un interessante rimpasto generale ma senza scalfire lo spessore del calcio d’Oltremanica a livello di club giovanili, ritornati il fulcro della kermesse dopo un anno di transizione. Trait d’union con il passato è sicuramente il Tottenham, che non respirava l’aria dei quarti dal 2012/2013 e dalla seconda e ultima edizione della Next Gen Series, l’antesignana della “baby” Champions. Allora fu k.o. ai supplementari con lo Sporting Lisbona, oggi gli Spurs se la vedranno con un’altra portoghese, il Porto, con l’obiettivo di scrivere un finale diverso rispetto a un lustro fa. Il punto di forza del collettivo allenato da John McDermott è sicuramente il centrocampo, chiamato a sostenere un reparto offensivo “pesante”, in cui, pur mancando Marcus Edwards (4 gol e 3 assist nella fase a gironi ma a gennaio prestato al Norwich in Championship), le alternative abbondano: dagli sguscianti Samuel Shashoua e Keanan Bennetts, uno piccolo e snello, l’altro potente ma non meno tecnico, fino a Kazaiah Sterling, tanto apprezzabile per esplosività muscolare, quanto a disagio negli spazi brevi.

Il potenziale, però, è di quelli importanti, tanto è vero che Pochettino ha voluto regalargli qualche lezione privata con uno dei calciatori di riferimento del diciannovenne di origini giamaicane: Harry Kane.

Un percorso di avvicinamento al professionismo che coinvolgerà anche Oliver Skipp e Edmond-Paris Maghoma, candidati al ruolo di leader della mediana londinese. Il biondino classe 2000 è colui che contrasta e detta i tempi, una presenza dominante anche se il campionario di colpi, al momento, sembri raccontare altro. Semplicità e posizionamento rappresentano le basi del suo gioco, sfruttabili all’occorrenza anche in difesa. Più giovane di un anno e con prerogative diverse il fratello di Christian e Jacques (Nazionale dell’RD Congo, tesserato per il Birmingham): come il compagno di squadra Tashan Oakley-Boothe, campione del mondo U17 con l’Inghilterra nel 2017, ama il contatto con la sfera, per creare e proporsi in prima persona. Se migliora nella distribuzione della stessa, riduce il numero di tocchi e si irrobustisce farà carriera. Anche per queste ragioni, in mezzo al campo, potrebbe nascere una sfida nella sfida con i dirimpettai del Porto.

Anche se agli ottavi, contro il Salisburgo, il tecnico João Brandão ha mescolato le carte, la brillante stagione europea dei “Dragões” deve molto a Moreto Cassamá, fra i migliori prodotti del calcio lusitano della sua generazione.

Nato in Guinea-Bissau nel 1998, non possiede l’esuberanza atletica dei giovani africani ma ripaga lo scarso numero di centimetri con una grinta da incontrista e una visione di gioco da numero 10, lo stesso che ha indossato in campo insieme alla fascia da capitano. Sono sue alcune delle giocate più belle della prima fase della manifestazione, fra cui l’assist di tacco spalle alla porta nella partita casalinga contro il Beşiktaş. Altro elemento interessante, il pivot d’ordine Rui Pires, in lizza con João Lameira per un posto da guardiano del quartetto guidato da Diogo Leite, già apprezzato con il Portogallo U17. Pires è un giocatore che sì, fa legna, ma con una qualità rara fra i mediani. Sa uscire palla al piede, liberarsi nello stretto e, grazie a un bel calcio, coinvolgere le mezzali, gli esterni, sia bassi che alti (uno di questi porta il nome di Diogo Dalot, promosso titolare in prima squadra da Sérgio Conceição, e occhio all’agilità di Madi Queta), e Santiago Irala, centravanti paraguaiano che avrà pane per i suoi denti con Japhet Tanganga, centrale del Tottenham che bada al sodo e può contare su un fisico straripante.

E di solidità difensiva ne sa qualcosa il Liverpool, tre sole reti subite in sette incontri. Merito di Steven Gerrard, il quale, data la sua esperienza, ha saputo istruire a dovere Herbie Kane, centrocampista di sostanza bravo pure nell’accompagnare l’azione. Sarà probabilmente appoggiato dal palleggiatore Elijah Dixon-Bonner, 2001 strappato all’Arsenal, nel difficile compito di sorreggere l’estro del vero campioncino della formazione U19, Ben Woodburn, il più giovane marcatore della storia dei Reds. Il gallese è stato eletto fonte della manovra degli inglesi, ancor più adesso che Rhian Brewster, capocannoniere agli Europei e alla Coppa del Mondo U17, è fermo per infortunio. Una mano la chiederà di certo a Curtis Jones, duttile, combattivo e rapido nel ribaltare l’azione e giocare in verticale. E se le cose dovessero mettersi male, l’affidabilità fra i pali del polacco Kamil Grabara è un tesoro su cui poter sempre contare. Recentemente impiegato con la Nazionale U21, è un portiere con caratteristiche perfette per quanto richiesto dal ruolo in epoca contemporanea: abilità con i piedi, presenza in area, stabilità.

Al di là dei singoli, non è impensabile che quello che si prospetterà al Mini-Stadium, casa del Manchester City, sia un duello fra filosofie calcistiche.

I piccoli Citizens sono una copia carbone della creatura che sta lasciando le briciole alle rivali in Premier League: 4-3-3 con interni di grandissima qualità (Phil Foden, Golden Ball all’ultimo Mondiale U17, e Brahim Díaz, che in questo 2018 ha avuto la possibilità di calpestare l’erba dell’Etihad insieme ad Agüero e compagni), ricerca costante del fraseggio con un leader difensivo (il roccioso Joel Latibeaudière), terzini molto dentro il gioco e accelerazioni sugli esterni, accompagnate dai movimenti in area di Lukas Nmecha o di Nabil Touaizi Zoubdi. Agli ottavi, con un pizzico di buona sorte, hanno eliminato l’Inter ai rigori: sono stati  imbrigliati tatticamente dai ragazzi di mister Vecchi per lunghi tratti della gara, ma nel complesso hanno lasciato un’impressione di sicurezza e abitudine a duellare a certi livelli che fa riflettere su quanto il movimento giovanile nostrano debba crescere sotto l’aspetto della formazione dell’atleta d’oggigiorno.

Il confronto fra Inghilterra e Italia si è riproposto pure con il Chelsea, la cui unica sconfitta patita finora gli è stata inferta dalla Roma. Tolto quel passo falso, la compagine agli ordini di Joe Edwards ha marciato senza intoppi: 5 successi nel girone e 5 reti al Feyenoord agli ottavi. MondoFutbol si è soffermato ampiamente sulla crescita del settore giovanile dei Blues ma è doveroso ribadire quanto il CFC possa attingere da una rosa profonda, pescando sia dal gruppo che ha già vinto il torneo (Jacob Maddox ma soprattutto il terzino destro Dujon Sterling, gran passo e tempi di inserimento, e il più piccolo dei fratelli Chalobah, Trevoh, difensore centrale con senso dell’anticipo e personalità per avviare l’azione dalle retrovie), sia da quello che ha alzato al cielo la Premier U18 2016/17 (il metronomo George McEachran o l’ala Callum Hudson-Odoi, formidabile nell’uno contro uno), con un paio di innesti degni di nota, quali Daishawn Redan o Ethan Ampadu.

L’olandese, Redan, sedici anni sulla carta d’identità, è stato soffiato all’Ajax: gioca col 9 sulle spalle, qualche volta è un po’ testardo ma ha la predisposizione a far da collante fra i reparti e al gioco di sponda, svariando e partendo lontano dalla propria area.

Ampadu, invece, è un 2000 che vanta due presenze con la Nazionale maggiore del Galles. Figlio di Kwame, ex calciatore e oggi tecnico dell’U18 dell’Arsenal, ha origini ghanesi e una chioma che ricorda quella di David Luiz, di cui ricopre anche la posizione in campo. Forte di testa e sicuro, forse anche troppo, dei propri mezzi tecnici, se la dovrà vedere con i pericolosi avanti del Real Madrid, l’unica con i cugini dell’Atlético, a non aver vinto il proprio girone, costretta a superare un temibile play-off contro il Krasnodar. I rigori hanno premiato i blancos ma, come confermato dallo Spartak Mosca, in Russia, non solo in ottica Mondiale, non sono stati a guardare, mostrando profili appetibili a ovest degli Urali. Quattro nomi da rivedere più in là: per i neroverdi il mediano Artem Golubev e Ivan Ignatjev, attuale goleador della Youth League con 10 centri, e per i moscoviti Aleksandr Rudenko, esterno sinistro con buona gamba, e il terzino destro Nikolay Rasskazov. Tornando alle spagnole, nella División de Honor, le due squadre della capitale sono nello stesso girone e i rojiblancos hanno visto assottigliarsi a sole due lunghezze il loro vantaggio in classifica dopo aver perso il derby di ritorno giusto qualche giorno fa. Se all’andata finì 1-1, il ritorno, sotto una pioggia torrenziale, è stato una dimostrazione di carattere della Juvenil di José María Gutiérrez, due volte recuperati fino al decisivo gol di César Gelabert.

Con lui è difficile sbagliare, data la completezza del castigliano. Sembra caracollare sulla trequarti e te lo trovi in ogni dove, ampia falcata palla al piede o a rifinire. È ambidestro, devoto al sacrificio tattico e vede la porta. Un perno del team di Guti, che soffre molto la scarsa tenuta del pacchetto arretrato (Gorka Zabarte, anche se paga troppo in statura, resta un elemento da tenere sotto attenta osservazione: così come Adrián de la Fuente, si disimpegna bene anche da laterale basso), ma che può godere dell’inventiva di Óscar Rodríguez, colpi di fino ma anche parecchia sostanza, delle accelerazioni del leggero Alberto Fernández e dei gol di Dani Gómez, a secco però da dicembre 2017. Lo stesso si può dire del colchonero Giovanni Navarro, ultimamente vestitosi da assist-man per non mancare nel suo contributo alla causa dell’Atlético e prezioso nello spareggio con lo Zeljeznicar, complicato dall’iniziale vantaggio dei bosniaci e da un campo al limite della praticabilità. Una caparbietà riconoscibile anche in Antonio Moya, solido centrocampista che ha trovato spazio pure nella squadra B, sia in appoggio all’attacco, sia in posizione più coperta. Il suo contributo sarà imprescindibile, complementare all’attenzione di Francisco Montero e Fernando Medrano. Il primo, centrale di sinistra, comanda il reparto davanti ai guantoni del brasiliano Alejandro Dos Santos, è potente, utilizza bene i piedi ma non rapidissimo, per questo il suo punto di forza è l’anticipo. Il secondo ha corsa e capacità balistiche importanti ma sulla fascia sinistra sarà chiamato a coprire le sfuriate di Salomón Obama, dribbling e sangue guineano nelle vene, e a bloccare Ballou Tabla, arrivato nella finestra di mercato invernale a La Masía. Storia particolare la sua: ancora ragazzino è partito da Abidjan, Costa d’Avorio, per seguire la famiglia in Canada e si avvicinato fin da subito al Montreal Impact. Un po’ di gavetta in un club amatoriale prima di diventare il più giovane della storia de Le onze montréalais ad esordire in MLS. Oltre al veloce esterno africano, sul centro destra blaugrana, c’è una delizia per gli occhi: Álex Collado. Mancino naturale e giocatore di pensiero: palla accarezzata, indirizzata velocemente, ripulita quando occorre e servita con precisione, sul taglio della punta, Abel Ruiz.

Si parla un centravanti fatto e finito, perfetto per il gioco collettivo, visto quanto svari, faccia a sportellate, non dia punti di riferimenti di alcun tipo.

Ci aveva impressionato a India 2017 e noi lo avevamo inserito nella top 11 del torneo. Un privilegio riservato anche al terzino sinistro Juan Miranda, altro giovane che si farà. Nel sfida tutta “made in Spain” mancherà Monchu, espulso contro il PSG (eliminati, i parigini potrebbero affidare la panchina all’egiziano Mido). Assenza pesante che non spaventa mister García Pimienta. I suoi pupilli sono stati bucati una sola volta, allo scadere della sfida con lo Sporting Lisbona, e si candidano seriamente al bis in Youth League. Saranno loro gli eredi di Fabrice Ondoa e Munir El Haddadi?

Credits
Foto di copertina ©UEFA
Foto Kazaiah Sterling  ©Getty Images
Foto Ben Woodburn ©Rex Features
Foto Brahim Díaz ©PA Images
Foto César Gelabert ©EPA