La nascita dello Zenit San Pietroburgo di Roberto Mancini

In mezzo ai suoi nuovi giocatori è impegnato a insegnare la linea difensiva. Restare alti il più possibile, poi essere pronti a scappare. Urla, gesticola, Roberto Mancini.

Il tempo è poco: il 15 luglio inizia il campionato russo e il suo Zenit sarà impegnato nell’infinita trasferta a Khabarovsk, praticamente oltre la Cina.

La società è ancora impegnata a far firmare gli ultimi giocatori (l’argentino Sebastián Driussi è a un passo, così come Rodrigo Caio, vecchi pallini dell’allenatore italiano) ma il “Mancio” ha fretta.
Ieri ha giocato la sua prima vera amichevole, contro l’Austria Vienna, e il sorriso più largo ce l’ha proposto, noi che lo abbiamo incontrato a fine match, quando ha iniziato a parlare di Leandro Paredes. L’ex giocatore della Roma, davvero un grande colpo di mercato della società russa, ha illuminato il gioco, dalla sua posizione di uomo davanti alla difesa, occupata a inizio secondo tempo.

E quando la gara ha svoltato davvero, la palla ha viaggiato di più anche per il movimento e la voglia di Giuliano schierato da “falso 9”, autore del gol e dell’assist che hanno inchiodato il risultato sul 2-1 finale. Il presidente della squadra della Gazprom ha voluto venire in un paese della sperduta campagna austriaca, a due ore di macchina da Kitzbuehel: si è infilato la tuta della società e ha osservato il lavoro del tecnico di cui ha già parlato in modo eccellente. Ora c’è da completare la rosa.

E di fidarsi del Mancio, per tornare a vincere in Russia, almeno per ora.

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Foto ©Carlo Pizzigoni/MondoFutbol.com